sabato 5 marzo 2011

Prosecco Italiano





“dalle colline da cui nasce esso diffonde la sottile malia su quanti lo ricercano
nelle tiepide giornate di primavera, quando il suo profumo
di fiori, il suo profumo di miele
selvatico si mescola con i cento,
 coi mille profumi di fiori che allora innondano le rive
. Un calice di Prosecco, dal bel paglierino leggero,
scrico di tinta, con qualche perla gassosa
 che si svolge nel bicchiere,
 è un compiacimento,
è un godere le piccole gioie che ancora riusciamo
a strappare alle preoccupazioni di tutti i giorni.
 Così dev’essere un bianco:
un invito a bere, un poco d’umanità a nostra disposizione”.


Antico mulino nel Territorio di Cartizze

Il Prosecco prima di un vino è un vitigno e come tale può essere coltivato in ogni parte del mondo, con risultati che non possono essere paragonati con quelli del ConeglianoValdobbiadene in cui questo vitigno regna principe da almeno 300 anni.
Il Prosecco è un vitigno di antichissime origini addirittura precedente alla colonizzazione dei Romani, avvenuta circa 200 anni avanti cristo, anche se vive tra le nostre colline da centinaia di anni.


Nel 100 a.c. era avvenuta la centuriazione del territorio della regione veneta del trevigiano attorno a Treviso, Oderzo, Conegliano, Ceneda ed Asolo e i coloni Romani avevano piantato sia in collina che in pianura le viti. Alcuni Poeti Latini passando in questa zona portano testimonianza che già più di 2000 anni fa sulle colline di ConeglianoValdobbiadene si coltivava la vite. Il Poeta Virgilio (70-19 a.c.) di passaggio tra queste terre afferma:


“Adspice, ut, autrum silvestris raris sparsit lambrusca recemis” “guarda come la vite selvatica, la lambrusca, ha ricoperto qua e là la grotta con i suoi grappoli. Pochi anni più tardi il poeta può invece cantare: “Lentae textunt umbracula vites” “le viti flessibili tessono ombre leggere”.


" Plinio " forse il più grande erudito dell'età imperiale romana descrive il Pucino come uno dei Grandi Vini che imbandivano le tavole dei dignitari romani e che aveva il dono di allungare la vita ai suoi consumatori.

Azienda agricola " la Pria "
Taluni scrittori ritengono il Pucino un vino bianco derivato dal vitigno friulano, il " Glera", che si coltiva ancor oggi in quelle zone dove c’è un paese che si chiama appunto " Prosecco". Solo in un secondo tempo il prosecco è giunto sulle colline tra Valdobbiadene e Conegliano




Non si conosce quando e in che modo l’antenato del Prosecco sia giunto alle terre di Conegliano - Valdobbiadene, ma questa data può essere fissata negli ultimi decenni di vita della Repubblica di Venezia, intorno al 1750. Il Prosecco è diventato con il trascorrere del tempo lo spumante Italiano più famoso, oltre che ad essere principe assoluto delle colline venete .


Il Vino dei Poeti Prosecco Jeroboam

I meriti di aver dato inizio alla storia moderna del Prosecco vanno al Conte Marco Giulio Balbi Valier che negli anni sucessivi al 1850 aveva isolato e selezionato un clone di Prosecco migliore degli altri, individuato ancora oggi come “Prosecco Balbi”.


. Nasce dunque in questi anni la moderna avventura di un vino che in un secolo ha saputo conquistare il mondo grazie alla perizia di viticoltori, vignaioli ed istituzioni che lo hanno saputo esaltare al meglio.


Va ricordata la Scuola di Viticoltura ed Enologia di Conegliano nata nel 1876 come erede della Società Enologica Trevigiana.


L’impostazione della Scuola Enologica di Conegliano è di tipo Universitario non limitandosi a trasmettere la più avanzata cultura Enologica, ma indirizzando gli allievi nel campo della ricerca. Proprio questo settore risultò vincente, la realizzazione di nuovi vigneti sperimentali per allevare nuovi vitigni, descriverli e ammodernare le tecnologie d’impianto e produzione per combattere le malattie e migliorarne gli sbocchi commerciali.


Vigneti di valdobbiadene ( Veneto )

Questa scuola ha rappresentato il volano per lo sviluppo enologico non solo del ConeglianoValdobbiadene ma dell’intera viticoltura italiana. Allievi usciti da questa scuola sono andati nelle più importanti aziende italiane, ed estere come: Sudafrica, California ed Australia.

Metodo di produzione.

Il vino base è ottenuto per accurata fermentazione in bianco, sino a quasi totale esaurimento dello zucchero naturale originario (una traccia di zuccheri collabora a conservare il fruttato), dopo il vino viene lasciato sottostare ai freddi invernali che lo spogliano dei tartrati e ne provocano l'illimpidimento.

In primavera al vino vengono aggiunti i lieviti selezionati, capaci di fermentare sotto pressione e a temperature piuttosto basse, e dello zucchero in quantità tali da ottenere, con la sua successiva fermentazione, la pressione voluta. Alla fine della fermentazione non rimane che lo zucchero voluto per garantire l'amabilità. Per imbottigliamento viene usata la classica Prosecco, di colore verde, che garantisce la protezione del vino dalla luce. Le bottiglie vengono poi riposte in cantine al buio, dove riposano a temperature ed umidità costanti, permettendo in questo modo al vino di maturare.


Curiosità:

Le donne romane, che in genere erano abbastanza libere, non potevano assolutamente gustare il frutto di Bacco in quanto questo “diritto” era riservato solo al sesso forte che aveva compiuto i trenta anni di età. Guai alla matrona che aveva segretamente bevuto poiché, se baciata dal coniuge, veniva scoperta e punita severamente per la sua trasgressione.



C’erano chiaramente delle eccezioni: Giulia Augusta (moglie di Augusto dopo Livia la quale sosteneva che grazie al vino aveva raggiunto gli 86 anni)

In genere i romani preferivano diluire il vino anziché berlo puro e ciò perché in genere, essendo diverse le coppe che dovevano svuotare, abitualmente per restare un po’ più sobri lo allungavano con l’acqua non importa se calda o fredda (tale scelta era dettata dal gusto individuale ma per lo più si preferiva berlo freddo). Chiaramente il vino più ricercato (come è ancora oggi) era quello invecchiato e quindi più forte di gradazione.

Tuttavia spesso il vino veniva manipolato aggiungendo ingredienti non sempre “alimentari” .Il risultato di tali manomissioni erano cefalee, mal di stomaco, vertigini ecc. Si pensava che l’aggiunta di tali sostanze contribuisse a meglio conservare il vino.
Tra i vini più rinomati vanno ricordati l’Opimiano, il Greco, il famoso Falerno, il Memertino siciliano, il vino di Lesbo, quello di Scio, il Cecubo, il Maroneo (quest’ultimo tanto forte da dover essere diluito più degli altri). Si può dire quindi che la cerchia dei vini non era molto ampia rispetto all’attuale. Chiaramente chi poteva permettersi di bere il vino erano i patrizi poiché i plebei dovevano accontentarsi di bere acqua essendo piuttosto poveri.


Notizie :


Gran Bretagna, il prosecco italiano alla conquista di Harrods

Una vittoria italiana che preannuncia il cambio di gusto .
Il prosecco " Bisol "entra nel Wine Shop e gli esperti sentenziano: "Stiamo entrando nel decennio del Prosecco"
Addio vecchi stereotipi. Il prosecco d'Italia non è più il fratello povero dello champagne, ma una bevanda di prima qualità.


Ne è chiaro esempio il prosecco Bisol, prodotto dall'azienda di Valdobbiadene (provincia di Treviso, in Veneto). Dal 8 novembre, le bottiglie di Bisol varcano la manica per arrivare a Londra. Nella capitale della Gran Bretagna, questo prosecco sarà destinato ad Harrods. I rinomati grandi magazzini hanno infatti deciso che Bisol occuperà una delle cinque colonne dello Wine Shop, unico vino non francese insieme ai quattro storici champagne. Infatti, l'eccellenza di Valdobbiadene dividerà la ribalta con Moet & Chandon, Veuve Clicquot, Tattinger, Pommery.


Antica Cantina Bisol




Gianluca Bisol


La cantina Bisol sorge nel cuore dell’Altamarca trevigiana e dell’area di produzione del Prosecco Doc. 65 ettari di proprietà (di cui tre nella prestigiosa zona del Cartizze) divisi in 16 poderi gestiti tutti direttamente dalla famiglia Bisol.












Notizie  :

Si terrà a Perugia l’International Wine Turisme Conference 2012


Sarà la città di  Perugia ad ospitare, tra un anno esatto, la quarta edizione della Conferenza Internazionale sul Turismo del vino. Con questo ottimo risultato è rientrata, domenica 6 febbraio, a conclusione dell’edizione di Porto,( Portogallo )  la delegazione del Movimento Turismo del Vino .Occasione di affari e di incontri tra operatori, di confronto tra esperienze nei vari paesi produttori partecipanti, nonché di visite alle cantine e di degustazioni di vino, la Conferenza è stata un importante momento di riflessione e analisi internazionale sul settore dell’Enoturismo che ha visto circa 173 delegati provenienti da oltre 30 diversi Paesi, tra cui Argentina, Austria, Brasile, Croazia, Lettonia, India e Sud Africa, 45 tour operator e agenzie di viaggio specializzati nel turismo enogastronomico (+ 30% rispetto al 2010) e ben 326 tra giornalisti, bloggers ed esperti di settore provenienti da tutta Europa e dagli Stati Uniti.



“L’assegnazione all’Italia dell’organizzazione della prossima edizione dell’International Wine Tourism Conference and Workshop  conferma quanto il Movimento sia considerato punto di riferimento imprescindibile per l’enoturismo in Italia. Il nostro staff è già a lavoro per realizzare l’edizione 2012 in Umbria, a Perugia, considerato punto centrale e focale a rappresentanza dell’intero territorio nazionale, in collaborazione e con il supporto delle istituzioni locali e degli operatori del settore. Sarà un’occasione imperdibile per far conoscere il territorio della nostra regione, la sua produzione vinicola in primis ma anche tutte le altre risorse, gastronomiche, naturalistiche, ambientali, storiche e artistiche.”




Fonte : varie assemblate dall'autore .

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